Cheloide che prude? L’olio di camomilla aiuta

 

Una semplice ferita per alcune persone, si può trasformare in una cicatrice voluminosa, rossastra e dall’aspetto antiestetico per altre. Stiamo parlando del cheloide, la conseguenza di una cicatrizzazione anomala che è caratterizzata da una risposta “esagerata” della cute al trauma subito. Tutto ciò si traduce in una cicatrice dalla forma e dalle dimensioni abnormi rispetto alla ferita iniziale.

Il cheloide, oltre a rappresentare un problema estetico che può influire negativamente sulla psiche  della persona, è caratterizzato anche da una certa ipersensibilità della zona coinvolta e da un prurito fastidioso.

Il cheloide che prude può essere anche molto seccante e diventa un problema da tenere sotto controllo per evitare di infiammare ulteriormente la zona.

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Cheloide: quando la pelle “si ribella” al trauma

 

Il cheloide è considerata una cicatrice tra le più antiestetiche e difficili da controllare. Si forma anche quando la cicatrizzazione è in fase abbastanza avanzata, alterando profondamente l’aspetto di quella che sembrava una cicatrice accettabile. In pratica pian piano si nota un arrossamento della cicatrice accompagnato da ispessimento ed un aumento della sua estensione oltre i limiti della ferita iniziale. All’inizio la zona coinvolta è morbida, ipersensibile, spesso dolorosa al tatto e pruriginosa, ma nel tempo vira ad un rosa pallido e si indurisce ispessendosi. Il cheloide infatti è dovuto da un’alterazione del processo di guarigione di una ferita causata da un’eccessiva proliferazione di fibroblasti e da un’anormale produzione di collagene, a cui si deve la consistenza dura che acquisisce nel tempo.

La predisposizione alla formazione di cheloidi sembrerebbe avere una componente genetica, anche se può influire l’intensità del trauma che ha causato la ferita. Generalmente le cicatrici più a rischio di trasformarsi in cheloide sono quelle che derivano da piercing, ferite chirurgiche, anche da taglio cesareo, lesioni acneiche e ustioni. Un cheloide però è difficile da eliminare perché, anche dopo l’intervento chirurgico, tende a favorire la formazione di un nuovo cheloide, spesso più esteso del primo. Con i cheloidi quindi spesso bisogna imparare a convivere e in un certo senso “rispettarli” e trattarli con delicatezza per favorirne il miglioramento.

cheloide che prude

Con il cheloide che prude ci vuole dolcezza

 

Il cheloide ad oggi non può essere asportato senza il rischio di favorire la formazione di una nuova lesione, anche peggiore della prima, ma può essere migliorato nell’aspetto con l’aiuto di un Medico Dermatologo che può consigliare approcci “dolci” per favorirne la riduzione del volume, l’appiattimento e lo schiarimento. I risultati sono migliori quanto più giovane è il cheloide e quindi prima si interviene e meglio è.

Tra gli interventi più comunemente utilizzati ci sono i massaggi cicatriziali, la pressoterapia, la crioterapia, le applicazioni di gel di silicone, il laser, le iniezioni intralesionali di farmaci e la radioterapia, solo per citarne alcuni. In aggiunta, si può anche essere coinvolti nella gestione della propria cicatrice e farsi consigliare alcuni prodotti che possano aiutare a “rafforzare” l’area cicatriziale e soprattutto a controllare un fastidioso sintomo del cheloide, il prurito.

Il prurito può essere lieve ma anche diventare continuo e fastidioso, favorendo comportamenti, come il grattarsi continuamente, che possono peggiorare la situazione. Generalmente si consiglia di mantenere il cheloide ben idratato e di massaggiarlo con dolcezza per ammorbidirlo. Ci sono poi alcune formulazioni per uso esterno che possono aiutare a controllare il prurito, in particolare oli o creme a base di estratto di Camomilla, un rimedio tradizionale contro i pruriti della pelle.

 

La camomilla: un valido aiuto per il cheloide

 

L’estratto di camomilla è il classico rimedio della donna che viene tramandato di generazione in generazione come noto coadiuvante ad uso esterno per lenire la pelle. Dall’oleolito agli impacchi di camomilla, la tradizione ci racconta come la camomilla sia da sempre usata per proteggere la pelle grazie alla sua azione emolliente, lenitiva, antinfiammatoria e antipruiriginosa. L’applicazione di oli o creme a base di olio di camomilla rappresenta quindi un dolce aiuto per prendersi cura del cheloide.

L’olio di camomilla, oltre ad attenuare il fastidioso prurito spesso associato alla formazione di cheloidi, è un utile sostegno ad azione lenitiva ed antinfiammatoria. Il prurito di per sé è un sintomo molto fastidioso ed il problema nasce quando non si resiste e si inizia a grattare la zona lesa. In tal modo però si favorisce ulteriormente la formazione di collagene rischiando di peggiorare l’aspetto e le dimensioni del cheloide. Il massaggio dell’olio di camomilla veicolato in un cosmetico a base di vitamina E favorisce l’azione dell’estratto della pianta anche negli strati meno superficiali. La vitamina E favorisce inoltre l’idratazione della pelle contribuendo a rendere la zona lesa più morbida, liscia ed elastica. In pratica si favorisce il miglioramento dell’aspetto della cicatrice.

 

Possiamo quindi affermare che il cheloide è la manifestazione di una reazione esageratamente anomala della nostra pelle al trauma di una qualsiasi ferita, indipendentemente dalla sua gravità. Un’anomalia che va però affrontata con dolcezza, anche quando diventa molto fastidiosa, per non peggiorare la lesione. L’olio essenziale di camomilla può venirti in aiuto. Il cheloide è sì “molto suscettibile” ma quando prude si può “placare” con un leggero massaggio e la dolcezza della camomilla!

 

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